Mercoledì
25
Novembre
2009

Pause

Il ministro per l’attuazione del programma dice che la pausa pranzo andrebbe abolita.

Questo è motivato dal fatto che si abbassa la produttività perché tutti devono pranzare a una certa ora. Ecco, a parte l’arrabbiatura iniziale, mi sembra che queste dichiarazioni non coinvolgano poi così tanti lavoratori:

  1. chi ha una mensa aziendale non può fare la pausa pranzo quando vuole, perché altrimenti i costi di mantenimento di un servizio mensa di 8-10 ore sarebbe così elevato da non bilanciarsi col presunto guadagno sulla produttività: questo caso lo escluderei;
  2. per gli operai avere una pausa comune è funzionale alla gestione delle linee di produzione, quindi li escludiamo;
  3. le aziende private medio-piccole o piccole già adottano questo sistema: quando ti va mangi; che poi tutti mangino fra l’una e le due è abbastanza fisiologico; in più la socializzazione migliora la compattezza dei piccoli team, il che migliora la produttività; escludiamo anche loro;
  4. dei liberi professionisti non parliamo neanche perché il discorso è lo stesso: esclusi;
  5. se poi si parlava dei costi, perché la pausa è troppo lunga e quindi diminuendola aumenterebbero le ore lavorate… beh, non conosco la situazione generale ma, per lo meno nel mio caso, il tempo della pausa pranzo è già decurtato dalla pausa pranzo, ovvero: se entro alle ore x con pausa pranzo di durata y, timbrerò l’uscita alle ore
    x+y+8
    quindi se salto la pausa pranzo me ne esco molto prima, pur lavorando comunque 8 ore; da cui si deduce che anche questi casi sono esclusi.

Quindi o non sono state ben tradotte dai giornali le esternazioni o non ho capito chi fosse il destinatario dell’invettiva.

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